
Dopo la fine delle persecuzioni (editto di Milano del 313), iniziò a diffondersi un tipo di volto di Cristo nel quale è difficile non riconoscere alcune vistose somiglianze con il volto sindonico.
Cristo appare con un volto stretto, alto e maestoso, con la barba corta e i baffi, i capelli fino alle spalle, spesso bipartiti, cioè divisi al centro (e spesso staccati dal volto), il viso allungato, gli occhi grandi e profondi, spalancati, con vistose occhiaie, gli zigomi pronunciati, alcune macchie sulle guance, il naso lungo e dritto, talora con una gobba (il setto nasale incrinato?), l’occhio destro appena socchiuso (tumefatto?), con il sopracciglio alzato, rughe o piccoli ciuffi appena sotto l’attaccatura dei capelli (interpretazioni del rivolo di sangue a forma di Ʃ?).
Le caratteristiche stabili e ricorrenti delle raffigurazioni del volto di Cristo sono evidenti e inducono a ritenere che sia esistito un modello archetipo, cioè una fonte comune dalla quale dipende tutta l’arte sia orientale che occidentale, in modo diretto o indiretto. Secondo alcuni studiosi, quel modello potrebbe essere proprio la Sindone (come suggerì per primo Paul Vignon all’inizio del XX secolo).
Il volto raffigurato nella celebre icona del Cristo Pantocrator di S. Caterina sul Sinai (la seconda immagine qui sotto) presenta 250 punti di congruenza con il volto sindonico: tale dato è di grande interesse, se si considera che, secondo la procedura legale statunitense, 60 sono sufficienti a verificare l’identità di una persona.